DALLO SVILUPPO SOSTENIBILE ALLA BIOECONOMIA – Risponde Edoardo Corbucci, presidente dell’Ordine di Roma

1) Trasferimento dell’innovazione dalla ricerca alle imprese. Quali gli strumenti e il ruolo del
professionista Dottore Agronomo e Dottore Forestale?
Nel concreto, gli iscritti al nostro Ordine rappresentano molto spesso quel collante tra mondo
della ricerca e mondo imprenditoriale agricolo e/o agroalimentare, senza il quale questi due non
riuscirebbero ad interloquire e comprendersi. Specie quando si parla di trasferimento
dell’innovazione alle pmi (anche e soprattutto agricole) è necessaria la presenza di un tecnico
con la preparazione ingegneristico/tecnico/economica tipica della nostra professione. Definirei
assolutamente vitale quindi la presenza di questa figura a creare opportunità di incontro e di
trasferimento tecnologico al mondo imprenditoriale e trasferimento di esigenze e di informazioni
dal monto imprenditoriale al mondo accademico, troppo spesso estraneo alla realtà quotidiana di
chi produce in agricoltura o nell’alimentare.
2) Gestione rischio in ambiente rurale e urbano, disastri ambientali, foreste sostenibili. Quale
la visione per una nuova pianificazione territoriale?
Il nostro Paese ha un territorio estremamente fragile; questa realtà è scarsamente percepita da
chi si occupa di definire politiche di pianificazione territoriale. Ancora di più, questa peculiarità del
nostro splendido territorio è assolutamente ignota in ambito comunitario e scarsamente descritta
dai nostri rappresentanti. Tutto ciò si trasferisce in una assoluta necessità di avviare una fase di
profonda riflessione sulla nuova e futura azione pianificatoria che consideri certamente gli aspetti
tecnici, geologici, territoriali, ambientali, paesaggistici, ecc. ma anche e soprattutto le
interrelazioni con il contesto sociale, vuoi in riferimento alla densità ed incidenza della
popolazione in certi territori urbani e periurbani, vuoi per l’opposta assenza di popolazione in quei
territori che potranno essere salvaguardati e mantenuti solo in presenza di un ritorno o,
quantomeno, di una permanenza umana. Ciò è quindi correlato anche al tema delle forme di
sostegno economico/sociale a quelle parti di popolazione che svolgono quotidianamente un
fondamentale compito sociale connesso proprio con la permanenza in specifici ambiti territoriali.
3) Dottore Agronomo e Dottore Forestale, un nuovo modello organizzativo tra formazione
continua, assicurazione obbligatoria per la prestazione e società tra professionisti. Come
confrontarsi e con quali aspettative rispetto a queste nuove sfide?
La Libera Professione tradizionalmente intesa è una forma di espletamento del lavoro
intellettuale che sta divenendo sempre più obsoleta in un contesto sociale non più locale, ma
sempre più globale anche nell’ambito delle attività di competenza della nostra Professione.
Ciò comporta l’obbligo di traguardare il prossimo futuro con nuove forme che potranno passare
presumibilmente e prevalentemente attraverso l’aggregazione fra L.P.
Il singolo L.P. sarà sempre meno competitivo sul mercato e sempre meno in grado di proporsi al
committente (pubblico o privato) fornendo non solamente la capacità e le competenze che sono
dovute, ma anche l’organizzazione e la struttura che sono sempre più richieste.
Di conseguenza sarà indispensabile approcciarsi alle nuove forme societarie fra professionisti,
con visione creativa e moderna, per offrire nei prossimi anni al mercato servizi dell’intelletto in
grado di rispondere alle esigenze anche implicite, e non solamente espresse dal cliente.