DALLO SVILUPPO SOSTENIBILE ALLA BIOECONOMIA – Risponde Diego Sonda, dottore agronomo dell’Ordine di Vicenza

Per mia attività professionale vedo il punto 2 il più vicino, inteso come rischio
idrogeologico. Una pianificazione senza una strategia di lungo temine ha portato ad un consumo
esagerato di suolo senza pensare alle conseguenze in termini di deflusso delle acque. Allo stato
attuale un evento di medie dimensioni mette in pericolo le attività agricole e le zone urbanizzate
basti pensare a cosa accaduto nell’alluvione del 2010.
Una alluvione è anche un disastro ambientale di cui pochi ne parlano nel senso che le
zone urbane invase dall’acqua, ma anche quelle agricole (annessi rustici ecc.), spesso vedono la
dispersione di oli minerali, combustibili, rifiuti di ogni genere.
Per foreste sostenibili, rimanendo in tema, direi che se ben gestite possono rappresentare
un elemento di stabilità del territorio montano. Un bosco non gestito, lasciato alla libera
evoluzione, può essere una risorsa di biodiversità, ma sicuramente di scarsa efficacia idrologica.
Non è poi da sottovalutare l’aspetto economico. I nostri boschi dal dopoguerra ad oggi hanno
visto un incremento di massa legnosa a volte esagerata; questa tendenza è da invertire nei
prossimi anni con le nuove edizione dei piani di gestione forestale.